From Medea
Note di regia
Quello che mi ha colpito inizialmente di “From Medea” è la sua costruzione quasi cinematografica. Una rapida successione di scene molto brevi, momenti di vita e stati d’animo, che si alternano quasi per “stacco”, come avviene nel cinema quando si passa da una sequenza ad un’altra. Mi è pertanto sembrato il testo ideale per la mia prima regia teatrale, dopo alcune esperienze nel cinema come assistente e aiuto regista e dopo i miei mediometraggi attraverso i quali ho raccontato l’Emilia. Ho trovato inoltre fosse un’occasione interessante per sperimentare un genere diverso dalla commedia, esplorando l’universo di un'autrice che conosco bene e con la quale ho avuto il piacere di collaborare più volte.
Mi ha entusiasmato fin da subito come il dramma di queste donne lasciasse spazio, anche repentinamente, a momenti di allegria, di come disperazione e speranza, malinconie e piccole gioie, avvicinamento e lontananza potessero alternarsi in queste vite confuse, sempre in bilico fra desiderio di futuro o annullamento.
Ricordo di come mi sorpresi, la prima volta che lessi il testo, a sorridere insieme alle protagoniste di questa piéce delle difficoltà di una convivenza forzata o di piccoli aneddoti di vite passate. Proprio il sorriso mi ha legato inevitabilmente a queste donne e alle loro vicende, aiutandomi a comprendere meglio il loro dramma.
Questa alternanza di ritmi, emozioni, umori e stati d’animo ha costituito per tutti noi la sfida più interessante, nel tentativo di portare in scena uno spettacolo che restituisse tante piccole sfumature.
Mi piaceva inoltre l’idea di lavorare con quattro attrici su quell’intimità che si crea solo fra donne, entrare in quel clima di confidenze da cui noi uomini inevitabilmente siamo esclusi, raccontare il dramma delle protagoniste, ma anche quattro storie di amicizia.
Mi è sembrato anche estremamente interessante sottolineare come Rina, Vincenza, Eloisa e Marga vivano come “sospese” in un limbo dalle pareti sottili che le separa, ma al tempo stesso le protegge dal mondo reale. Un limbo difficile da varcare anche per via di quei pregiudizi e quella superficialità a cui i media ci hanno abituato.
Un limbo che con questo spettacolo proviamo ad attraversare, seguendo i percorsi di donne non così lontane da noi…
Riccardo Marchesini