Hikikomori

"Hikikomori", regia Vincenzo Picone, con Gian Marco Pellecchia e Laura Cleri, 26 - 28 aprile
 

a cura del
Istituto I.I.S. Belluzzi-Fioravanti Bologna


 

CLASSE 5°Ac
Docenti: Prof.ssa Manuela D’Alanno



LA RECENSIONE

H. si propone come un eremita dei nostri giorni, ma in realtà è un ragazzo che da otto anni ha deciso di rinchiudersi in camera poiché deluso dalla società in cui è costretto a vivere. Stanco e stressato dalle aspettative che quest’ultima impone, decide di ribellarsi, di interrompere ogni rapporto comunicativo, perfino con la madre.
Gli attori presenti sulla scena sono due, H. e la madre, ma i personaggi che in realtà interagiscono sono tre, perché durante la vicenda subentra Rosebund, un’amica e presenza virtuale che definisce il protagonista un eroe dei nostri tempi. La ragazza tenta di aiutarlo, tuttavia H. rifiuta chiedendo tempo, proprio come aveva fatto con la società e con la madre otto anni prima.
La scena è ambientata nella camera da letto del ragazzo, piena di specchi al soffitto e al pavimento, l’unica parete presente è quella che lo divide dalla donna. Il pubblico è a stretto contatto con la scena e, in alcuni momenti, viene rotta la quarta parete. La videocamera usata da H. ha la funzione di esplicitare forti sentimenti introspettivi del protagonista e talvolta, nelle riprese durante alcuni momenti di schizzofrenia del ragazzo, sono coinvolti gli stessi spettatori.
Un monologo della madre, che sarà ripreso in chiusura e rappresenta un’ambigua telefonata , apre l’ingresso del pubblico in sala; una barriera circonda la scena e ci consente di spiare la quotidianità di questa particolare famiglia, dove si nota l’assenza del padre. L’intera sala è al buio e la luce viene usata in maniera mirata durante determinati passaggi della recitazione.
Molti suoni sono prodotti dal vivo e, a causa della vicinanza fisica spettatori-attori, non c’è bisogno di alcun amplificatore o microfono. Fanno da sottofondo motivi molto noti, come l’ost de “Il tempo delle mele” e una famosa pubblicità che rappresenta lo stereotipo della donna nella società moderna. Le conversazioni virtuali con Rosebund, oltre le chat testuali, avvengono via Skype, un servizio che permette di telefonare attraverso la rete e allo stesso tempo dà al protagonista l’isolamento tanto cercato.
La scena propone una visione quasi spiata di un ambiente intimo e isolato, piena di superfici specchianti, posti per indicare la continua introspezione di H., un Hikikomori, termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno deciso di ritirarsi dalla vita sociale. Il fenomeno Hikikomori può essere considerato come una volontà di esclusione sociale, una ribellione della gioventù giapponese, ma non solo, dalla società tradizionale.
Il protagonista manifesta questo “chiamarsi fuori” isolandosi nella propria stanza, paragonata ad una gabbia nella quale l’attore si muove con gesti talvolta animaleschi. Questi movimenti conferiscono dinamicità alla scena, nonostante questa si svolga in un ambiente particolarmente ristretto e limitato. Gli oggetti sono confinati agli angoli dello spazio, allontanati per creare il vuoto più totale, nel quale niente può entrare e nulla può uscire. Questi non sono gli unici ad essere stati estraniati dalla scena, infatti anche la madre è posta in secondo piano, travolta dalla disperazione che provoca in lei sentimenti contrastanti.
Il continuo passare da uno stato d’animo all’altro è mostrato anche da H. che alterna ira e di calma.


LA RUBRICA: NOI TRA PALCO E REALTÁ
Eroe dei nostri tempi o disadattato?


La scena sottolinea l’isolamento di H. da una società che non condivide, come tanti altri ragazzi.
Si sente oppresso dalle troppe aspettative che la famiglia e la società ripongono su di lui. La fragilità delle nuove generazioni è causata da un ambiente schematico che ci impone obiettivi standardizzati fin da piccoli, costringendoci ad indossare perennemente una maschera.
La scena è costituita da una camera semivuota, strutturata come un ring per simboleggiare la lotta con l’esistenza. H. continua a chiedere tempo per capire chi è realmente. Dallo spettacolo emerge la  duplice visione del protagonista: la madre lo ritiene un disadattato, la ragazza un eroe. I “Hikikomori” mette in luce il conflitto e il travaglio interiore che, come H., hanno tanti ragazzi della nostra età.
Lo spettacolo vuole sensibilizzare le persone sul fenomeno, sempre più presente tra i giovani, fornendo spunti di riflessione per comprendere al meglio questa nuova realtà emergente.
Alla fine della rappresentazione siamo usciti con molte domande. H. è malato o è un eroe? A cosa sono dovute le sue condizioni? La società è da rifiutare interamente? Come si può arginare questo fenomeno? Tutti noi giovani siamo potenziali Hikikomori?
Sono propri questi interrogativi che hanno spinto noi studenti ad una profonda analisi e condivisione.

Calendario Stagione 2016/2017

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