The pride

"The pride" diretto e interpretato da Luca Zingaretti, dal 19 al 22 gennaio
 

a cura del Liceo Righi
Bologna


 

Laboratorio teatrale prosa: Cecilia Biscarini, Giovanni Bua, Letizia Circosta, Filippo Galistu, Rebecca Gironi, Luca Lanzarini, Eleonora Pancaldi, Maddalena Preziosi, Francesco Rocca

Docente: Prof. Matilde Maresca



LA RECENSIONE

Sipario. Le luci sfumano e la scena si finisce di comporre. Siamo in The Pride, con la regia di Luca Zingaretti, davanti a un salotto borghese come tanti, nella Londra del 1958. Philip, agente immobiliare, accoglie Oliver, scrittore di storie per bambini e datore di lavoro della moglie. Scende un pannello, improvvisamente siamo portati nella Londra del 2017. Oliver è appena stato piantato dal suo fidanzato Philip, e cerca di consolarsi con un’avventura sessuale a pagamento trovata in internet. Due vicende ambientate a più di cinquant’anni di distanza che si svolgono in parallelo in un alternarsi di piani temporali. Si tratta di personaggi con lo stesso nome, lo stesso interprete, ma storie molto diverse.
L’omosessualità nel ’58 è repressa e rinnegata in nome di un costume sociale che la fa percepire moralmente sbagliata al punto da considerarla una malattia e renderla illegale. Opposta è la situazione del 2017 (per fortuna!) dove la vicenda sentimentale si consuma alla luce del sole, oscurata però dall’ombra dell’omofobia, ancora presente nella società.
Oliver, interpretato da Maurizio Lombardi, sebbene sia costretto ad affrontare mille difficoltà, anche nel 1958 riesce ad accettare e a esprimere se stesso, mentre Philip, incarnato da Luca Zingaretti, è un uomo pragmatico, intrappolato in una vita che non gli appartiene, senza le forze per affrontare il mondo che lo circonda e che considera la sua sessualità una perversione. Grazie ad Oliver, diventa cosciente dei propri sentimenti, e quest’ ultimo cerca di aiutarlo ad abbracciare la sua natura.
Forse proprio questo riconoscersi e accettarsi è una delle cose più importanti di cui ci racconta lo spettacolo. In qualche modo si tratta sempre di una lotta contro le convenzioni sociali: se nel 58 l’omosessualità è considerata un reato, nel 2017 si possono vivere le proprie preferenze sessuali più liberamente ma c’è ancora un giudizio sociale molto forte su come queste si esprimono.
Gli attori abili e versatili, sono capaci di trasformarsi in psicologie molto diverse: nel mondo attuale c’è una maggiore spavalderia, i corpi sono aperti e dinamici, gli atteggiamenti più spontanei e meno trattenuti, mentre negli anni 50 i personaggi sono molto eleganti e formali, ma c’è un disagio di qualcosa di represso e non riconosciuto. La Silvia di quest’epoca (Valeria Milillo), donna già fragile e insicura, cerca di tenere insieme i frammenti di una vita che le sta scivolando di mano: anche la sua voce è tremante, sofferente, portatrice di una verità che è dolorosa per tutti i personaggi. La Silvia di oggi al contrario è forte, spigliata e sensibile e insieme rappresenta la visione finalmente libera da ogni pregiudizio, che accetta il singolo per quello che è indipendentemente dall’orientamento sessuale.
Il cambiamento è grande ma non è ancora terminato: ci sono parti del mondo che sono ancora ferme al 1958, e anche nella società meno repressive permane un’omofobia strisciante, combattuta anche grazie alla manifestazioni come il gay pride, evocato sul finale dello spettacolo. Su uno sfondo di palloncini colorati trionfa l’amore e l’orgoglio di essere quello che si è.


LA RUBRICA: NOI TRA PALCO E REALTÁ


“The Pride” parla essenzialmente di un grande amore: contesti diversi, epoche diverse, persone diverse, ma sempre puro, intenso, amore vero. Nel ‘58 ci troviamo davanti ad una storia d’amore molto tormentata, non tanto per volontà dei personaggi, quanto a causa del contesto sociale. Mentre Oliver riesce ad accettare se stesso e la propria sessualità combattendo l’opinione comune, Philip, schiacciato da questa, rinnega se stesso, rinunciando all’amore.
Nel 2017 siamo catapultati in una realtà molto diversa, apparentemente libera, aperta, ma ancora lontana dal comprendere la vera natura dell’amore ed accettarlo in tutte le sue forme. La promiscuità sessuale di Oliver, ormai non più un tabù per la società, si scontra con la concezione dell’amore di Philip, che vorrebbe essere la sua unica priorità. Entrambi però capiscono quanto la loro felicità dipenda l’uno dall’altro, provando così a mettere da parte l’orgoglio, abbattendo gli ostacoli e venendosi incontro.
Ciò che emerge dallo spettacolo è che il valore di un grande amore non dipende dal contesto o dalle situazioni particolari in cui si presenta, ma dalle persone e dal sacrificio che sono disposte a compiere per mantenerlo vivo.
 
       

 

 

Calendario Stagione 2016/2017

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