TEATRO DELLE MOLINE
Via delle Moline 1b, 40126 Bologna


Programma di residenze e spettacoli

14 / 29 settembre - prove
IL CONTOURING PERFETTO
regia FRANCESCA MERLI
drammaturgia Riccardo Baudino e Francesca Merli
con Zoe Pernici, Elena Boillat, Barbara Mattavelli
movimenti scenici Elena Boillat
sound design Federica Furlani
costumi Nadia Gini
COMPAGNIA DOMESTICALCHIMIA

La giovane compagnia Domesticalchimia porta in scena il suo nuovo lavoro, basato sul metodo della drammaturgia condivisa e dei movimenti dell’attore studiati in relazione alla musica e alle luci. Così è nato Il contouring perfetto, spettacolo che mescola i linguaggi del quotidiano con quelli della scienza e del web, per riflettere sulle derive sociali legate all’abuso delle nuove tecnologie. In uno spazio scarno e senza scenografie, dove i corpi delle interpreti assumono un particolare rilievo estetico, è ambientata la storia di Anita, una blogger che si è autoreclusa nel suo appartamento in compagnia soltanto dei suoi followers e dell’amica immaginaria Sam. Anita può essere definita una hikikomori (parola giapponese che letteralmente significa ʿstare in disparteʾ, ʿisolarsiʾ), affetta da una forma contemporanea di agorafobia in cui i rapporti sociali vengono filtrati attraverso la mediazione di uno schermo. Nella gabbia apparentemente perfetta della sua solitudine Anita riceverà la visita della Signora, una figura misteriosa che le farà scoprire il Complotto dei Rettiliani, razza aliena che governa segretamente la Terra. Incentrato su una delle teorie di cospirazione più diffuse al mondo, Il contouring perfetto mostra il potere fascinatorio e irresistibile delle suggestioni alimentate da Internet, raccontando con ironia dolceamara una favola nera che diventa esempio estremo della paranoia e dell’isolamento nell’epoca postmoderna.


17 / 20 novembre - rappresentazioni
giovedì e venerdì ore 20.30 | sabato ore 20 | domenica ore 16.30

MAX GERICKE (la maggior parte della vita è passata, menomale)

di Manfred Karge
traduzione di Walter le Moli
titolo originale Jacke wie hose
regia Fabrizio Arcuri
con Angela Malfitano
TRA UN ATTO E L’ALTRO E ACCADEMIA DEGLI ARTEFATTI in collaborazione con EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE, con il sostegno di REGIONE EMILIA ROMAGNA

Allievo di Bertolt Brecht, per anni stretto collaboratore di Heiner Müller, Manfred Karge (1938) è attore regista e drammaturgo tutt’ora attivo al Berliner Ensemble. Il suo testo più noto è il monologo Jacke wie Hose (Giacca come pantaloni) suddiviso in 26 brevi quadri e ispirato a una storia vera nella Germania nazista. Lo mette ora in scena, sotto il titolo di Max Gericke, Fabrizio Arcuri, uno dei registi più interessanti della scena contemporanea italiana, che torna a dirigere Angela Malfitano sul testo di un autore di lingua tedesca dopo il successo ottenuto lo scorso anno all’Arena del Sole con FaustIn and Out di Elfriede Jelinek.
Con la forza espressiva delle narrazioni ispirate a storie vere, va in scena la parabola drammatica di Ella Gericke, donna vissuta ai tempi della grande crisi economica del 1929, che rimasta vedova giovanissima decide di indossare i panni del marito defunto per non perdere il suo lavoro di gruista. Scegliendo con coraggio di sostituirsi al marito, in un lavoro duro ma necessario in un paese afflitto da un’elevata disoccupazione, Ella è costretta a mettere da parte la sua femminilità, giacca e pantaloni diventano il suo abbigliamento quotidiano, e giorno dopo giorno impara a lottare per affermare la sua identità nella durezza della Germania nazista. Con una narrazione scenica potente, in bilico tra speranza e disperazione, lo spettacolo di Arcuri dà corpo a una figura femminile carica di passione e umanità, capace di trasmettere appieno lo spirito del dramma poetico di Karge.


21 novembre / 11 dicembre - spettacoli, incontri, dialoghi, letture
METAFISICA
La zona grigia. Un esperimento di memoria attiva 25 / 27 novembre
L’uomo e le cose. Ceneri di logica e morale 2 / 4 dicembre
Montezuma. Un dialogo sulla conquista 9 / 11 dicembre

progetto di residenza artistica a cura di Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti
incontri a cura di Rossella Menna
ARCHIVIO ZETA

Metafisica è un cantiere culturale aperto a ragazzi e adulti in cui, nell’arco di tre settimane di fitti appuntamenti, si aprirà uno spazio di dibattito collettivo sulla memoria, sul potere, sul prestigio, sulla violenza, sull'uomo, sulle cose, sull'Altro, attraverso laboratori, spettacoli e incontri nati a partire dalle opere di Primo Levi, Goffredo Parise e Italo Calvino La zona grigia. Un esperimento di memoria attiva, che prende le mosse dall’ultimo libro di Primo Levi, “I sommersi e i salvati”, per riflettere sulle zone di ambiguità e contraddizione, le cosiddette ʿzone grigieʾ, che esistono dentro ciascuno di noi. Nelle seconda settimana sarà in scena lo spettacolo L’uomo e le cose. Ceneri di logica e morale tratto da “Il crematorio di Vienna” di Goffredo Parise; uno spettacolo nato nel 2014 in occasione del settantesimo anniversario dell’eccidio di Marzabotto, che si afferma come una meditazione lucidissima sulla barbarie e sulla violenza nei rapporti umani. Infine, la terza settimana sarà proposto l’esito conclusivo del laboratorio svolto presso il Cantiere delle Moline: Montezuma. Un dialogo storico sulla conquista dell'Altro, ispirato alla celebre ʿintervista impossibileʾ di Italo Calvino e incentrato sul tema della conquista dell’Altro. Nel corso della residenza artistica sono previsti incontri con scrittori e critici letterari. La domenica pomeriggio, infatti al termine dello spettacolo si avvicenderanno rispettivamente Martina Mengoni, Matteo Marchesini, Silvio Perrella e Lorenzo Pavolini.


10 / 21 gennaio - rappresentazioni, laboratori, incontri, prove
Episodi di assenza. PRIMA CHE ARRIVI L'ETERNITA’: scienza vs religione

progetto di residenza artistica a cura di Roberto Scappin e Paola Vannoni
QUOTIDIANA.COM

Il nucleo centrale del progetto di Quotidiana.com è il laboratorio per un primo studio della nuova produzione denominata PRIMA CHE ARRIVI L’ETERNITÀ: scienza vs religione. L’intento della compagnia riminese è riflettere sull’attuale coesistenza tra scienza e religione; laddove oggi la scienza riesce a spiegare quei fenomeni che un tempo erano interpretati in un’ottica religiosa, mettendo in discussione il concetto di fede. Sorgono pertanto alcuni interrogativi: la religione può sopravvivere al progresso della scienza? Se sì, con quali argomenti? È davvero necessario l’insegnamento religioso per determinare l’etica dell’essere umano? Stimolata da queste controverse domande la ricerca teatrale di Quotidiana.com si svilupperà attraverso attività per le scuole, unite alla messa in scena di due spettacoli presentati al pubblico: Se fossi la tua ombra mi allungherei a mezzogiorno. Storia perfetta dell’errore, e Fuoco nero su fuoco bianco. Un viaggio nella Bibbia ebraica. Inoltre, nella prima settimana di residenza artistica si potrà assistere a tre repliche di sPazzi di vita. La follia non è un refuso, performance incentrata sul tema della follia, a cui seguirà un incontro‐dibattito sulla relazione tra follia e teatro. La permanenza del gruppo presso il Teatro delle Moline si concluderà il 21 gennaio con la presentazione di uno spettacolo, esito del percorso laboratoriale.


30 gennaio / 12 febbraio -  prove
FATTI DI SANGUE. DUE STORIE.

progetto di residenza artistica a cura di Nicola Bortolotti e Lorenzo Fontana
con (in o. a.) Nicola Bortolotti, Roberta Cortese, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone, Elena Russo Arman

Il progetto di residenza artistica a cura dei registi Nicola Bortolotti e Lorenzo Fontana ci presenta due diversi fatti di sangue, al centro degli spettacoli Barbablù, speranza delle donne e L'avversario. Il primo lavoro è basato su un testo della drammaturga tedesca Dea Loher e racconta la folle storia di Heinrich Blaubart: giovane commesso che a seguito di una disavventura amorosa si trasforma in un efferato assassino di tutte le donne con cui ha una relazione. Il secondo spettacolo invece è tratto da una storia vera e porta in scena la drammatica vicenda di Jean-Claude Romand, l’uomo che il 9 gennaio 1993 a Prévessin-Moëns, nella Francia orientale, uccise moglie, figli e genitori, tentando poi invano di togliersi la vita. L'avversario si basa sull’omonimo libro dello scrittore francese Emmanuel Carrère, che seguì il processo di Romand ed è entrò in contatto con lui per analizzare a fondo la sua vicenda. Con un’inedita commistione tra un dramma teatrale e una storia di ʿnon fictionʾ, il progetto artistico di Bortolotti e Fontana mette in campo il tema della follia omicida, portando dentro lo spazio della rappresentazione teatrale i risvolti più brutali della cronaca quotidiana. L’intento è esplorare la dimensione della violenza che scaturisce dal disagio, dal senso di inadeguatezza rispetto alla realtà esterna, o dall’incapacità di fare i conti con l'altro, con i suoi desideri e con quello che ci si aspetta da noi.


13 / 26 febbraio - prove
F HEALING

un progetto di e con Veronica Melis
collaborazione drammaturgica e assistente al progetto Arianna Bardesono

Lo spettacolo f Healing, ispirato al gioco di parole tra i termini anglofoni “feeling” (sentire) e “healing” (guarire), ripercorrerà, in una kermesse di personaggi, testi, immagini, canti, danze e momenti di interazione col pubblico, il peregrinare di un essere umano alla ricerca della propria guarigione. Passando dalla creazione artistica alla psicoterapia, dal bisogno di solitudine all’isolamento, da un insaziabile bisogno di sicurezza alla noia della routine, dalle tecniche di respirazione alle acrobazie circensi, dalla meditazione agli psicofarmaci.


27 febbraio / 12 marzo - prove, rappresentazioni
XY

un progetto di e con Emiliano Brioschi
testi LA PRATICA DEL DOLORE di Cristian Ceresoli (Opera insignita del Ferdinand Vanek Price), BUDDY LOVE di Renata Ciaravino, VALENTINA di Giuseppe Massa
luci Claudine Castay
fonica Namas Production
assistenti Martina Baesso, Carlo Decio, Marzia Brioschi, Annalisa Esposito
TODAY PRODUZIONE – con il sostegno di MIXITÉ FESTIVAL MILANO – in collaborazione con EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE

XY è la coppia eteromorfica di cromosomi sessuali che nella maggior parte dei mammiferi, incluso l’essere umano, definisce il maschio. XY è la storia di tre uomini: uno che è padre, uno che lo è stato, uno che a breve lo sarà. Il progetto nasce dall’incontro tra l’attore Emiliano Brioschi e gli autori Cristian Ceresoli, Renata Ciaravino e Giuseppe Massa, e si compone di tre diversi spettacoli legati dal filo rosso della paternità. Nel primo, La pratica del dolore, un medico che pratica l’aborto è al centro di un processo di cui è insieme l’imputato e la sua difesa, alternando i due i ruoli senza soluzione di continuità. In un’autentica schizofrenia recitativa, l’uomo chiama direttamente in causa il suo uditorio, cercando un consenso, un’approvazione o forse una condanna. Il secondo spettacolo, Buddy Love, racconta la crisi di Buddy, tastierista di pianobar che per occuparsi del figlio ha dovuto rinunciare alla possibilità di diventare un grande musicista. Lacerato da un inconciliabile amore/odio nei confronti del bambino, Buddy metterà in atto un piano terribile per provare a inseguire il suo sogno di riscatto. L’ultimo spettacolo, Valentina, ha al centro una giovane coppia ossessionata dal desiderio di avere un figlio. La meticolosa attenzione verso i momenti più fecondi, l’alimentazione da seguire, il nome da scegliere, si trasformerà presto nell’incubo di un’attesa che sembra non avere fine... Ciascuna pièce del progetto curato da Brioschi affronta il tema della paternità da angolazioni diverse e attraverso differenti registri, col risultato di comporre un variegato puzzle drammaturgico che mescola grazia, ferocia e candore.


14 marzo / 31 marzo - prove, rappresentazioni 
L’ARTE DEL TEATRO

testo e regia PASCAL RAMBERT
con Paolo Musio
EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE

Regista, drammaturgo e coreografo francese, direttore del parigino Theatre de Gennevilliers, che dedica la sua intera programmazione alla drammaturgia contemporanea, Pascal Rambert è artista caro ad ERT per cui ha già diretto le versioni italiane di due spettacoli: Cloture de l’amour e Prova. Se quest’ultimo lavoro gli era già valso nel 2015 il premio Émile-Augier dell’Académie Française, nel 2016 Rambert ha ottenuto dalla prestigiosa istituzione francese anche il Prix du théatre per l’insieme della sua opera, confermandosi come uno degli artisti teatrali più talentuosi e apprezzati della scena contemporanea. Alle Moline Rambert presenta l'Arte del teatro che mostra un attore spiegare al suo cane in cosa consiste l’arte dell’essere attori. In un appassionato e torrentizio fluire di parole, l’attore sfoga la sua amarezza per un mestiere in cui non trova più la scintilla della creazione, per un teatro che avverte ormai malato, che è necessario riscoprire nei suoi aspetti più autentici: una voce, un corpo che ci guarda, un incontro umano che si realizza. Affidando il suo monologo all’ascolto silenzioso del “migliore amico dell’uomo”, l’attore di Rambert in realtà consegna a noi spettatori un’autentica dichiarazione d’amore per il teatro, arte che esige di essere goduta, che è sinonimo di vita e di passione, che nella dimensione privilegiata del “qui e ora” si nutre del respiro e del battito della contemporaneità.


7 / 9 aprile - rappresentazioni
venerdì ore 20.30 | sabato ore 20 | domenica ore 16.30

MUOIO COME UN PAESE

di Dimitris Dimitriadis 
traduzione Barbara Nativi e Dimitri Milopulos
interpretazione e regia Francesca Ballico
musiche Antonia Gozzi
disegni Carlo Pastore- Studio Elica
organizzazione Maurizio Sangirardi
produzione Associazione Ca' Rossa
in residenza Cantiere Moline per ERT- Arena del Sole
in collaborazione con Centro La Soffitta - Università di Bologna, ATER
e con il patrocinio di Consolato Onorario Grecia in Bologna, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna

Magmatico, bruciante, torrentizio Muoio come un paese racconta la cronaca di un assedio in un anno in cui le donne non riescono a concepire bambini. I nemici premono ai confini e il paese si rinserra, si chiude all'altro e implode. I valori vengono rovesciati, le istituzioni corrotte, gli ideali sviliti. L'idea stessa di nazione è svenduta al primo offerente. È la nave dei folli della tradizione medievale, il mondo a testa in giù. In un clima di cosciente, multiforme schizofrenia, un carnevale tra l'orgiastico e la gita scolastica, il paese si dirige verso la dissoluzione. Appare sul finale un monologo femminile, un'accusa contro la corruzione, la crudeltà, la barbarie in cui si riconoscono i tratti della dittatura dei Colonnelli. Un urlo della donna-nazione che in una metamorfosi assume in sé i mali e la forma del paese, la sua geografia. Una consunzione che prelude forse a una nuova vita.
Lo spazio sarà abitato da figure misteriose, antiche divinità che portano tracce di battaglie in corso.
Le musiche punteggeranno l'incedere magmatico del testo, il suo fluire bruciante. Vorremmo che parlasse di noi, dei sogni perturbanti, delle cadute. Giù, fino alle corde della commozione.
Pubblicato come prosa nel 1978 a pochi anni dalla fine del regime Muoio come un paese sorprese per la sua durezza in un periodo di ritrovata, seppur fragile, democrazia. Più tardi è stato letto come un'anticipazione visionaria della crisi greca. Oggi sembra raccontare il sentimento d'assedio che attanaglia l'Europa, la paura delle migrazioni, il desiderio di sterili muri. Eppure non si tratta di un testo dichiaratamente politico. La sua dimensione è poetica, immersa in una condizione esistenziale dolorosa. A quarant'anni di distanza, come schegge di uno specchio infranto, l'opera di Dimitriadis riflette i nostri spaesamenti, l'ombra di nuove dittature e di nuove guerre. Ci ritroviamo ancora spaventati, dementi, incapaci di vedere la nostra immagine nell'altro.


12 / 14 aprile - rappresentazioni
mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30

MAX GERICKE (la maggior parte della vita è passata, menomale)

di Manfred Karge
traduzione di Walter le Moli
titolo originale Jacke wie hose
regia Fabrizio Arcuri
con Angela Malfitano
TRA UN ATTO E L’ALTRO E ACCADEMIA DEGLI ARTEFATTI in collaborazione con EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE, con il sostegno di REGIONE EMILIA ROMAGNA

Allievo di Bertolt Brecht, per anni stretto collaboratore di Heiner Müller, Manfred Karge (1938) è attore regista e drammaturgo tutt’ora attivo al Berliner Ensemble. Il suo testo più noto è il monologo Jacke wie Hose (Giacca come pantaloni) suddiviso in 26 brevi quadri e ispirato a una storia vera nella Germania nazista. Lo mette ora in scena, sotto il titolo di Max Gericke, Fabrizio Arcuri, uno dei registi più interessanti della scena contemporanea italiana, che torna a dirigere Angela Malfitano sul testo di un autore di lingua tedesca dopo il successo ottenuto lo scorso anno all’Arena del Sole con FaustIn and Out di Elfriede Jelinek.
Con la forza espressiva delle narrazioni ispirate a storie vere, va in scena la parabola drammatica di Ella Gericke, donna vissuta ai tempi della grande crisi economica del 1929, che rimasta vedova giovanissima decide di indossare i panni del marito defunto per non perdere il suo lavoro di gruista. Scegliendo con coraggio di sostituirsi al marito, in un lavoro duro ma necessario in un paese afflitto da un’elevata disoccupazione, Ella è costretta a mettere da parte la sua femminilità, giacca e pantaloni diventano il suo abbigliamento quotidiano, e giorno dopo giorno impara a lottare per affermare la sua identità nella durezza della Germania nazista. Con una narrazione scenica potente, in bilico tra speranza e disperazione, lo spettacolo di Arcuri dà corpo a una figura femminile carica di passione e umanità, capace di trasmettere appieno lo spirito del dramma poetico di Karge.


8 / 25 maggio - prove
COME È PROFONDO IL MARE

di Gianpaolo Pasqualino
regia Gianpaolo Pasqualino
con Federico Antonello, Giulia Mancini, Tano Mongelli, Gianpaolo Pasqualino, Zoe Pernici.
costumi Giovanna Mazzola
videomaking Marco Drillo Foti
illustrazioni Giulia Privitera
comunicazione Serena Giudici
produzione DIAPASON
residenza ERT ‐ ARENA DEL SOLE, con il sostegno di REGIONE EMILIA ROMAGNA, in collaborazione col CENTRO LA SOFFITTA DELL'UNIVERSITÀ DI BOLOGNA

Il giovane attore catanese Gianpaolo Pasqualino mette in prova lo spettacolo Come è profondo il mare, realizzato insieme a tre suoi compagni attori diplomati alla “Civica Scuola Paolo Grassi” di Milano.
Il dramma di Pasqualino nasce da un intenso periodo di scrittura durato quasi due anni, e iniziato con un lavoro di improvvisazione svolto con Antonio Latella sulla tragedia "Orgia" di Pasolini. L’input pasoliniano è stato poi intrecciato a una riflessione sociologica sul libero arbitrio, generando una scrittura scenica che tenta di mettere a fuoco il ruolo dell’artista nella società contemporanea. L’autore si chiede se l’artista intenso come ʿeroe socialeʾ, come figura indispensabile allo sviluppo di una società, sia ormai soltanto un’utopia romantica. Partendo da questo interrogativo le prove dello spettacolo sfrutteranno l’improvvisazione degli attori per raccontare la storia di Hermes, pittore che accetterà compromessi terribili pur di ottenere una mostra dedicata alla sua opera. Attraverso un’espediente fantastico la storia inizia dalla morte di Hermes, che si risveglierà poco dopo per narrare l’escalation di eventi tragici che ha portato alla sua dipartita. Rivedendo i fatti della sua vita egli potrà intervenire per indirizzare ciò che accade sul palcoscenico, trasformandosi così nel vero demiurgo della sua inesorabile condanna.