DIPARTITA FINALE

03 marzo - 06 marzo - Sala de Berardinis
di Franco Branciaroli
produzione CTB Teatro Stabile di Brescia / Teatro de Gli Incamminati
  • Dipartita-1
  • Dipartita-2-(14)
  • Dipartita-2
  • Dipartita-5
  • DIPARTITA-FINALE-Umberto-Favretto

DIPARTITA FINALE

Orari

giovedi e venerdì ore 21
sabato 19.30
domenica ore 16

DIPARTITA FINALE

Lungo il Tevere in un Tempo Spazio indefinito, resti di umanità attendono la Fine. Una fine.
Pol dorme sempre, sonnecchia in un letto sfatto e ciò nonostante riesce a farsi obbedire da Pot che non dorme mai e subisce ogni tipo di vessazione perché non ha il coraggio di abbandonarlo.
Forse di amano. Il Supino, che crede di essere Eterno, Immortale, parla solo con Pot, bisbigliano. Forse Pot è l’unico che lo capisce. Sono insieme per necessità e per un Destino. Pol e Pot si agitano per cercare una “Fine” desiderata con timore, mentre il Supino immobile pensa e ripensa al senso della sua esistenza.
 
Sono tre personaggi oltre la linea a cui si aggiunge la “Morte”, che non abita la baracca che loro immaginano come un rifugio antiatomico, ma la cui ironia piace poco al Supino. Forse la Morte cerca solo un posto per dormire.
 
La fine del mondo si avvicina. Il Supino aspetta il messaggio da un gruppo di “Immortali” che vaga per l’universo alla ricerca di nuovi mondi da soggiogare. Mentre Pol e Pot si preparano alla Fine.
 
Una storia “lunare”, più che assurda, di quattro avanzi di una futura ed immaginaria società che mette a nudo la speranza, vera forza dell’umano, facendola emergere dalle necessità che la medesima natura impone, da bisogni primari e con una leggerezza tipica delle cose essenziali.
 
"Ci si difende dall’angoscia da sempre. L’angoscia è la mancata perfezione della vita. Affidarsi a Dio, venirne uccisi per salvarsi, addirittura ucciderlo per questo: finora. È morto, adesso, per chi lo percepisce davvero. Non morto per noi, non più; scomparso. I più lo ignorano nel profondo perché indifferenti. Con Lui tutto ciò che è assoluto valore è scomparso. Però l’angoscia resta e cresce: vieppiù. La realtà è senza ideale, la natura senza luce. Ebbene, l’opera d’arte (sperando che sia arte) deve essere capace, oggi, di suscitare in qualcuno la convinzione che in essa sia presente quel senso ultimo del mondo che è il trovarsi privi di Dio; e naturalmente la disperazione che ne consegue. Di aver perso il rimedio per allontanare la sofferenza e la morte. Il sapere umano pensa già alla costruzione di una vita umana in cui sofferenza e morte siano allontanate il più possibile: la realizzazione di un mondo nuovo che anticipi l’Apocalisse: nuova terra, nuovo cielo. La scienza, la potenza umana, sostituisce Dio. Si assomigliano molto, Dio e scienza, più di quanto solitamente si creda. La scienza adesso non limita nessuna azione; non vi è morale o etica perché non c’è più nessun valore assoluto, nessun Dio. Non ci sarà nessuna “natura” da rispettare. Si andrà oltre la “natura”. Ci si difende dall’angoscia cercando la forza più potente: il sapere umano, o meglio, la “tecnica” che ne è conseguenza. Si potrà diventare anche immortali. Tutti i limiti saranno valicati. Immortale non è eterno; qualcuno tenterà di lasciare aperta la porta al divino, al passato di una cultura immensa da cui non si può prendere un definitivo congedo."
Franco Branciaroli


- Sabato 5 marzo, ore 11.30 - Salaborsa

Conversando: DIPARTITA FINALE

Incontro con Franco Branciaroli, Ugo Pagliai e Maurizio Donadoni
conduce: Massimo Marino / critico e saggista teatrale
partecipa Anna Majani, presidente Casa di Riposo per artisti Lydia Borelli

di Franco Branciaroli
regia Franco Branciaroli
con (in ordine anagrafico) Gianrico Tedeschi, Ugo Pagliai, Franco Branciaroli, Maurizio Donadoni
e con Sebastiano Bottari
scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi

produzione CTB Centro Teatrale Bresciano  / Teatro de Gli Incamminati

Tutte le date dello spettacolo

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