Scritti fra gli anni ’40 e ’60 del secolo scorso, i Sillabari di Goffredo Parise sono come piccoli affreschi di umanità in prosa, di sorprendente freschezza, incentrati ognuno su un sentimento, attraverso il quale si racconta l’Italia del dopoguerra. In atmosfere evocate ancora una volta dalle inconfondibili ambientazioni di Emanuele Luzzati e dai costumi sorprendenti di Santuzza Calì, l’istrionico Paolo Poli, dall’irrimediabile infantilismo congenito, disegna bambini stupiti in un mondo ambiguo, vecchietti arrabbiati in una società allo sbaraglio, donne sole dal quieto bovarismo periferico e uomini ancora ingenui nella lotta per la sopravvivenza, tutte figure e figurine cui fanno eco le canzonette dell’epoca. |